Psicoterapia per disabili a Torino
Psicoterapeuta a Torino
Psicoterapia specializzata per disabili a Torino: un servizio essenziale e raro
In Italia, il bisogno di servizi di psicoterapia specificamente orientati verso le persone con disabilità è una realtà sentita, eppure la specializzazione in questo ambito rimane relativamente rara. Lo studio di psicoterapia del Dottor Poglio a Torino, riconoscendo l’importanza cruciale di questo settore, si dedica con passione e competenza al sostegno psicologico delle persone disabili. L’approccio terapeutico adottato è frutto di una profonda consapevolezza delle barriere, sia fisiche che psicologiche, che individui con diverse abilità possono incontrare quotidianamente. In un contesto nazionale dove le risorse dedicate sono ancora scarse, lo studio si pone come obiettivo principale quello di offrire un servizio non solo necessario ma anche profondamente umanizzante. Attraverso un lavoro empatico e personalizzato, perseguiamo l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei nostri pazienti disabili, promuovendo l’autonomia e il benessere emotivo, in un percorso condiviso che onora l’individualità e la forza di ogni persona.
Psicoterapia nell’ambito della disabilità:
Mi occupo di prendere in carico ragazzi e giovani adulti/e con disabilità di tipo cognitivo, i loro genitori e cosa non comune i fratelli che spesso portano un silente vissuto di alienazione legato ad avere un fratello disabile. In inghilterra i fratelli vengono denominati sibling. Un aiuto al sibling è estremamente raro perché non c’è spesso una richiesta esplicita. Il sibling è una persona che soffre in silenzio perché convinto che l’unico soggetto bisognoso sia il fratello/sorella disabile. Anche perché questo è il messaggio implicito che è sempre passato in famiglia: “i tuoi bisogni passeranno sempre in secondo piano rispetto quelli di tuo fratello con disabilità”. Ringrazia già di essere normale.
Persone con disturbi dell’apprendimento sul piano del sostegno emotivo laddove spesso è correlata una problematica legata a una bassa autostima e a una non chiara lettura delle proprie difficoltà che non hanno nulla a che fare con il piano cognitivo.
Supporto psicologico specializzato per persone con disabilità
Una delle difficoltà maggiori della nostra specie è quella di riuscire a vivere le emozioni, a causa di una difettualità nel nostro sviluppo mentale. Le emozioni sono qualcosa che per essere vissuto necessita di un lavorio a monte che presuppone l’integrità di alcuni apparati che le rendano assimilabili, gestibili, contenibili (Ferro, 1999a, 2002a, 2006a).
Disabilità intellettiva: strana forma di soggettività, tendenza al rapporto simbiotico, tendenza da parte delle figure accudenti a desertificare la soggettività della persona. Difetto nella creazione di un contenitore interno che contenga le emozioni correlate ai vissuti della quotidianità.
Quale struttura? Non c’è un discorso precostituito, la disabilità è un impossibile. Bisogna ancorare il fare a un pensiero. Il pensiero prende il posto dello scudo a specchio di Perseo, unico baluardo che ha permesso all’eroe di non essere pietrificato da Medusa!
Non si sa chi sia il disabile intellettivo. Indeterminatezza del concetto di DI. Richiede progetti di lungo periodo.
La presa in carico delle persone con disabilità intellettiva in età adulta è un contesto complesso che richiede una riflessione approfondita. La transizione da centri diurni per minori o dalla scuola alla psichiatria per adulti crea un divario significativo, spingendo verso l’ingresso nel mondo del lavoro. Tale fase può generare una sorta di regressione nei genitori, portandoli a interrogarsi sul futuro dei propri figli e coinvolgendo i fratelli nella dinamica di cura.
Nel contesto terapeutico, diverse variabili entrano in gioco, tra cui il controtransfert caratterizzato da sensazioni di impotenza, ripetitività e, talvolta, fatuità del discorso. La simbiosi, con il suo mix di amore e odio incondizionato, complica ulteriormente il quadro. I genitori, a volte, possono mostrare resistenza alla prospettiva della psicoterapia, spesso erroneamente percepita come incapace di guarire il proprio figlio.
La difficoltà del genitore nel riconoscere che la psicoterapia non mira a correggere, bensì a fornire uno spazio per l’espressione della soggettività, evidenzia l’importanza di un approccio caldo e affettivamente accogliente nel sostegno al disabile intellettivo. Questo aspetto è fondamentale per aprire a possibilità trasformative.
L’analisi delle dinamiche mentali, la funzione alfa e il concetto di falso sé nel disabile intellettivo forniscono un quadro teorico per comprendere meglio il processo terapeutico. La funzione alfa, che trasforma le impressioni percepite in pensieri utilizzabili, risulta spesso carente nei disabili intellettivi, dando luogo a un falso sé caratterizzato dalla scarsa resistenza alle frustrazioni.
L’importanza della “reverie” materna nella fase iniziale della vita del bambino, che consente la trasformazione di esperienze in pensieri utili, mette in luce la fondamentale funzione dell’ambiente relazionale nel plasmare la mente del bambino.
In conclusione, la terapia con persone con disabilità intellettiva offre l’opportunità di esplorare e comprendere il mondo emotivo e cognitivo complesso di questi individui, aprendo la strada a interventi terapeutici mirati e trasformativi.
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